| 
Pavia di Udine

Tempesta

Colori

Aquilone
|
Il 31 agosto 2002 si è inaugurata la 1° Mostra personale
di Anita Normanni e la qualità delle sue opere, che esprimono già
un linguaggio artistico maturo e personale, mi hanno ricordato un’altra
artista friulana, la futurista Luigia Zamparo i cui quadri tessili incantarono
le avanguardie artistiche tra gli anni ’20 e ’30.
Ho chiesto ad Anita Normani di raccontarci la sua Mostra,
D. Dunque Anita, tu sei friulana, di Udine
R. No, veramente io abito a Pavia di Udine, un paesino di 900 persone
che da agosto a settembre diventano molto di più, per la tradizionale
festa della "Sagra dai Pirus" ( Sagra delle pere) . In questo
contesto si svolgono attività culturali e sportive, con il condimento
di un’ottima gastronomia locale. Quest’anno ho proposto al comitato organizzatore
di allestire una personale dal titolo "Quadri morbidi di patchwork
contemporaneo".
D. Quanto tempo è durata la Mostra?
R. Sino al 15 settembre, e francamente non sapevo che cosa spettarmi.
Certo, il giorno del’ ’inaugurazione c’era il Sindaco, la Presidente della
Pro Pavia e le amiche quilters, i parenti e sai com’è l’inaugurazione.
D. La reazione "a caldo" davanti a quilt così diversi
dai classici che generalmente si vedono alle Mostre? Com’è stata?
R. Un po’ stupiti, sai erano sorpresi per la novità. Ma direi che
si può dire che la maggior parte erano piacevolmente stupiti, ecco.
Come molte delle persone che sono poi entrate nei quindici giorni in cui
la Mostra è stata aperta. Un continuo afflusso di gente, e tante
domande, sulle tecniche, sul tempo che si impiega, sulla pazienza necessaria,
insomma di tutto e ancora un po’. Io concludevo sempre con una parola,
quella che mi viene sempre in mente quando penso a questa stupenda arte
tessile: Passione. Con la P maiuscola. Ecco cos’è per me il Patchwork,
una passione infinita, che mi sprona e mi spinge a cercare nuove vie,
nuove soluzioni, nuove forme espressive. E nel patchwork moderno trovo
tutto questo.
Da parte mia non c’è niente da aggiungere, solo una considerazione,
varrà veramente la pena andare a Pavia di Udine, o da qualsiasi
altra parte, per vedere i "quadri morbidi" di Anita e seguire
con attenzione la sua evoluzione artistica. |