| Briançon | Pubblicato sul n° 10 di "Magic Patch" - Alexandra Editrice |
Il 5° Festival del Patchwork Tradizionale si è svolto
a Briançon dal 18 al 20 maggio 2002 e, come sempre, l’esposizione ha
coinvolto interamente la deliziosa cittadina francese.
Il Teatro Le Cadran, dove erano esposte le opere del Concorso di France Patchwork,
l’Associazione Nazionale francese, era il punto di congiunzione degli spazi
espositivi tra la parte antica della città, la Cité Vauban, e
la parte moderna.
Nella Cité Vauban erano esposte due delle più interessanti collezioni
che mi sia stato dato di ammirare, la prima nel Vieux Colombier raccoglieva
le opere di Eszter Bornemiza e la seconda, nel Corps de garde Porte d’Embrun,
quelle di Smaranda Bourgery.
Per quello che mi riguarda sarebbe bastato anche una sola di queste due "Collezioni
d’Autrice" per giustificare i due giorni passati a Briançon, anche
se per la verità vi erano molti altri quilt che valeva la pena vedere
e rivedere.
Eszter è ungherese ed ha lasciato il suo lavoro di insegnante di matematica
per dedicarsi a quella che, evidentemente, è la sua vera vocazione, l’arte
tessile.
All’Expo di Lione di sei anni fa ha scoperto il Patchwork moderno e i suoi numerosissimi
quilt documentano un’incessante attività ricca di sperimentazione, dalla
manipolazione del tessuto alla tintura della stoffa, dalla morbidezza di forme
sinuose alla linearità di segmenti e quadrati, il tutto arricchito da
una palette di colori caldi e brillanti che riescono ad infondere ritmo e profondità
a tutti i suoi lavori. Per le lettrici che volessero cimentarsi con uno dei
lavori di questa brillante artista il n° 9 di Magic Patch offre un bel modello.
I quilt di Smaranda erano purtroppo penalizzati in uno spazio angusto e piuttosto
buio, senza alcun dubbio il corpo di guardia è, dal punto di vista storico,
un’importante luogo della cittadina turistica ma per quello che riguarda l’esposizione
dei quilt è atroce!
In ogni caso niente può eclissare la bellezza dei quilt dell’artista
franco-rumena. Anche per quello che riguarda Smaranda vi è un’ evidente
evoluzione artistica, i suoi deliziosi charm quilt, giochi di colori d’ombra
e di luce, hanno ceduto il campo ad opere caratterizzate da un forte contrasto
cromatico e dalla morbidezza del crazy a linee curve.
Il Crazy, oltre ad essere uno dei mondi dell’arte tessile detta Patchwork, che
Smaranda ha iniziato ad esplorare con felici risultati, è anche il tema
di un nuovo Festival europeo che verrà inaugurato a La Bourbule dal 21
al 27 settembre prossimo. Un evento che potrebbe diventare un importante punto
di riferimento per tutte le quilters che in Europa privilegiano il Crazy, non
solo come tecnica ma anche come "mondo" artistico dalle infinite possibilità
espressive e di sviluppo.
Sempre nella Citè Vauban si potevano ammirare i bei Boutis di Francine
Nicolle, caratterizzati da un grande amore per i disegni tradizionali e dall’abilità
tecnica, che rendono queste opere gioielli di arte classica.
La Salle d’honneur accoglieva, come ogni anno, Quilt Italia. I quilt esposti
documentano la creatività e l’abilità tecnica delle quilters italiane
anche se, dispiace rilevarlo, vi era meno varietà rispetto allo scorso
anno. Molto apprezzati sono stati la bella Log Cabin di Chiara Cingano, personalmente
ho trovato particolarmente bello il centro, con un’interpretazione originale
della Broderie Perse. Un altro quilt originale e divertente "Storia di
un’amicizia" nel quale Vania Bailo ha creato una composizione dinamica
con una serie di sampler di Patchwork Seminole. Per la prima volta ho trovato
un classico Doppio Anello nuziale che Ornella Gallo ha modernizzato disponendo
i colori in modo tale che ne emergono dei fiori stilizzati anziché gli
anelli intrecciati. Quasi tutto molto classico, anche se con alcune interpretazioni
moderne ed originali, soprattutto nella scelta dei colori e dei tessuti, il
che è indice di una ricerca personale che, senza rompere con il grande
filone classico, cerca di reinterpretarne i moduli codificati.
Il dinamismo francese era ben rappresentato, sia nel Theatre du Cadran che nella
Salle Sainte Therese, dove erano raccolte le opere del club di patchwork di
Briançon "Cadran Solaire" e nella Salle Epicéa, in cui
si potevano ammirare l’esposizione dei lavori delle quilters del Dipartimento
delle Alte Alpi.
Nei vari spazi espositivi si potevano ammirare opere classiche, dai Baltimora
quali "Automne" di Maria Sanchez o "Baltimore" di Denise
Carrè, eseguiti interamente a mano in appliquè e reverse appliquè
con grande finezza e trapuntati a mano in modo superbo, alla deliziosa miniatura
in seta di Odile Voutey, dal rigoroso Mosh l’Amish di Josy Provost allo splendido
Rythmes di François Leroux nel quale sono fusi armoniosamente il classico,
nel reverse appliquè e nel trapunto a mano, e il moderno nella scelta
del tessuto, del design e del colore molto dinamici.
Una mostra ben articolata e varia, che ha saputo raccogliere tutte le tendenze
del Patchwork e metterle a confronto senza che una penalizzasse l’altra ma anzi
che, in un qualche modo, da questo confronto ognuna ne venisse valorizzata.
Spero che il Festival del Patchwork tradizionale continui ancora per molti anni
e che raccolga i consensi e la presenza sempre più numerosa delle quilters
sia francesi che italiane.
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